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La storia del popolo maentino si lega a quella delle popolazioni di antichissima civiltà pastorale italica, le cui remote origini sono ufficialmente individuate in un periodo che va dal XIV al XI secolo a.C. col nome di civiltà appenninica, essenzialmente agricola e pastorale.La leggenda vuole far derivare il nome del paese dall'eroe MAGENTIO, il Mazentius di origine etrusca, che fu costretto ad allontanarsi dalla patria Cere e che è ricordato nel libro X dell'Eneide dove combatté come alleato di Enea.La storia di Maenza, come quella di innumerevoli borghi medioevali, si intreccia strettamente con le vicende dei feudatari dominanti. Numerose casate ebbero in feudo Maenza e tra esse figurano anche gli Annibaldi, i Caetani, i Borgia, gli Aldobrandini, i Pamphili, i Borghese ed inoltre i De Cabanis, i Fasani Volarelli e Pecci. Quella cui più strettamente si ricollegano le sorti di Maenza fu senza dubbio la casata dei Conti di Ceccano, che la tennero in feudo per circa quattro secoli. Il centro abitato, posto su una collina, si distacca dall’estremità orienatale dei Lepini, a 360 metri s.l.m., che lo sguardo abbraccia sino alle isole Pontine: nelle terse giornate primaverili e autunnali si può scorgere senza difficoltà l’isola di Ponza, insieme a Zannone e Palmarola. Un vasto fondale di monti, con ampie zone coperte da boschi di castagno, faggi e lecci al quale fa da contrappunto la valle dell’Amaseno.Le zone pedemontane rivelano la presenza dell'uomo, nella paziente ed operosa attività visibile attraverso gli uliveti e le piccole vigne, fregiati di muri a secco (“macere”). La cucina, di origine pastorale e contadina, trova nella elaborazione dei prodotti tipici locali la sua genuinità.Le zuppe di pane rappresentano insieme alla polenta di farina gialla, la tradizione della cucina povera locale : la zuppa di fagioli, di fave, di lenticchie, di verdura o di lumache sono gli ultimi sapori di un tempo passato.La polenta sulla schiazza (pietra o legno) è stato l'alimento base dei contadini, si racconta che mettere sul fuoco la pentola era la prima operazione della giornata. La polenta può essere condita con: sugo di costolette di maiale o di salsicce, di lumache, di baccalà o con le verdure.I secondi piatti sono a base di carni : carne di capra (spezzatino) o di agnello (alla scottadito) , senza tralasciare la rossa carne bovina o di bufala dei pascoli di montagna e delle vallate. Altra specialità è la selvaggina: cinghiale, lepre, fagiano, il tutto pasteggiando con un corposo vino rosso o un più amabile bianco. Il vino tipico è il “fragoletto” vino di uva fragola , prodotto ormai in modeste quantità. |
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